Un esempio di successo nell'Italia in crisi: 50 assunti entro fine anno

Pubblicato su Wall Street Italia

Piu' di 40 dipendenti con 10 nuove assunzioni, di cui 8 a tempo indeterminato. Il caso di Di Renzo Regulatory Affairs. Le tre ricette vincenti: organizzazione, specializzazione ed espansione nelle componenti internazionali del mercato

Più di quaranta persone impiegate. Con dieci nuove assunzioni, di cui otto a tempo indeterminato e soltanto due con contratto temporaneo di apprendistato, quasi tutte persone neolaureate in discipline scientifiche: ingegneri biomedici, CTF, farmacisti, biotecnologi. Ovvero un aumento complessivo del personale di oltre il 25%. A questo si aggiunge una previsione di ampliamento dell’organico che dovrebbe portare, entro la fine dell’anno, addirittura a 50 persone regolarmente assunte. Malgrado l'enorme costo del lavoro e lo scarso aiuto che ci perviene dalle istituzioni.

Entro la fine di quale anno? Di questo. O meglio di quello che tutti sono concordi nel definire un anno di crisi.

Per noi la crisi è soltanto una realtà con cui confrontarsi con maggior spirito innovatore. E non perché siamo degli scriteriati, ma perché nulla, nel nostro impegno professionale è mai stato affidato al caso. Quello che siamo oggi è il frutto di un’accurata programmazione, cominciata ben dieci anni fa, quando nulla prevedevamo delle situazioni economiche attuali.

Lo dico con orgoglio, senza timore di suscitare invidie. Perché il lavoro imprenditoriale non è soltanto un modo per far soldi, ma anche e soprattutto una sfida a migliorarsi.

Crescere e migliorarsi. Questo è quello che dico ai miei collaboratori e questo è quello che loro si aspettano venendo a lavorare alla Di Renzo Regulatory Affairs.

Siamo un’azienda che si occupa di Affari Regolatori: offriamo a società italiane ed estere – che intendano immettere sul mercato (nazionale e internazionale) prodotti medicinali, ad uso umano e veterinario, integratori alimentari, dispositivi medici, biocidi o cosmetici – il nostro supporto tecnico e normativo, affinché i loro prodotti acquisiscano le giuste e necessarie autorizzazioni.

Verifichiamo la correttezza delle loro documentazioni, le elaboriamo, predisponiamo o facciamo predisporre quelle mancanti, le presentiamo agli organi preposti e ne seguiamo l’iter burocratico fino all'ottenimento della relativa autorizzazione.

La nostra si potrebbe definire una posizione di mera intermediazione, se non fosse per quel quid in più che ha reso la Di Renzo Regulatory Affairs un’impresa molto conosciuta nel settore e in espansione, pur con la crisi.

Il quid sta nella scelta di specializzarsi. Una scelta maturata, come dicevo, dieci anni fa, quando una diretta concorrente mi ha sottratto due impiegate amministrative, tra le più valide, che si occupavano delle documentazioni per il Ministero della Salute. Quello che inizialmente si è palesato come un vero problema, alla lunga si è tramutato in una fortuna: decisi, infatti, di cambiare tutto. Non più solo lavoro amministrativo di mera intermediazione, ma lavoro di attuazione e specializzazione. Così ho cominciato ad assumere tecnici. Oggi ce ne sono circa 25 nel mio gruppo.

Accanto a questo cambiamento di indirizzo, decisi anche che era giunto il momento di farsi coraggio e varcare i confini nazionali. Credo che il confronto con realtà altre, diverse e con esigenze differenti da quelle che il nostro mercato abitualmente soddisfa sia un fattore di arricchimento essenziale nel nostro settore, perché prima di offrire qualcosa bisogna chiedersi e sapere cosa il cliente veramente si aspetta. Inoltre abbiamo stabilito una regola: il lavoro va cercato dove si trova e non aspettare che venga da solo.

Di cosa hanno realmente bisogno le aziende italiane ed estere? Ho condotto un’analisi rigorosa, quasi scientifica, per dare una risposta a questa domanda. Con la consapevolezza che nulla si può improvvisare.

Abbiamo esaminato i percorsi burocratici nazionali, li abbiamo messi in relazione con quelli che vigono in altri paesi, per evitare di cadere nel solito conformismo o in problemi di comprensione e di fiducia reciproca.

Ho assunto una persona di madrelingua inglese e una tedesca, in modo da dare fiducia alle aziende straniere con le quali trattiamo. Ho voluto che tutti i miei collaboratori parlassero fluentemente l’inglese, istituendo corsi interni. Stiamo investendo nella formazione culturale e specialistica circa il 2,5% del nostro fatturato, ogni anno.

Oggi nell’organico ci sono anche persone che parlano tedesco, francese, spagnolo e persino cinese. Tutti hanno dovuto formarsi alle normative nazionali ed estere. Ho introdotto corsi di psicologia e audit per preparare gli addetti alle relazioni con i clienti, affinché sappiano porsi in sintonia con le esigenze e il punto di vista degli stranieri. Poi abbiamo analizzato quali potessero essere i lavori di forte specializzazione che avremmo potuto fare noi per conto loro.

Le aziende non possono dotarsi di tutte le competenze, specie in un periodo di grande rivoluzione normativa, come è quello attuale. Devono poter delegare all'esterno alcuni ruoli. Noi siamo molto attenti alle nuove regole che entrano in vigore, creiamo subito la struttura giusta per adeguarci allo sviluppo normativo europeo e informiamo immediatamente le aziende di quanto abbiamo fatto e di cosa possiamo offrire. È importante esser ben inseriti nello "spirito del tempo", capirne le dinamiche e poi trasferirle, a volte accade inconsciamente, nel proprio terreno di lavoro. Magari basta fermarsi ad osservare come un neolaureato tenta di inserirsi nell’attuale contesto sociale produttivo, per scoprire un modello, nuove risorse, idee che sono o possono essere anche le nostre.

E in questi casi occorre prendersi un rischio, investire, giocare con le carte che si sono preparate negli anni precedenti, offrirsi al mondo, proporsi con intelligenza e, se si fa attenzione, poi i risultati arrivano. Organizzarsi al meglio, specializzarsi il più possibile e non temere di allargarsi a tutte le componenti internazionali del mercato sono le tre ricette della nostra riuscita attuale. Oggi abbiamo un ufficio a Roma, a Milano, a Londra e stiamo per aprirne uno in Cina.

Devo dire, però, che l'aspetto più importante, la carta vincente, è stato ed è quello di dare grande importanza al personale. Le persone con le quali si lavora sono davvero un bene prezioso, e questo non solo per il fatto che sono persone, ma anche perché senza il loro coinvolgimento spontaneo e attivo non si raggiungono posizioni interessanti. Sono sempre stato convinto che in ambito lavorativo delle persone si debbano conoscere i difetti, allo scopo di poterne far emergere i pregi, ed io mi sono sempre impegnato in questo.

Una componente fondamentale della riuscita di un obiettivo imprenditoriale è proprio la perfetta conoscenza del gruppo con cui si lavora e anche una equilibrata gestione dello stesso: bisogna considerarlo come un’entità con la propria personalità e la propria sensibilità. Allora al gruppo si può chiedere di guardare lontano, più lontano del semplice e indispensabile salario.

Commenti   

0 #27 Oskar W. 2012-11-09 08:48
Dear dr. Di Renzo,

Thanks for sharing with the long story about you and your company.
To be exact, what industry does your esteemed company more specialized: Drug or Device sector? In the future if there is any requirement for the regulatory consulting service for EMA submission we definitely will put your esteemded company into choice of consideration.

Kind regards,
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0 #26 Glenn 2012-11-08 09:23
Thank you for this, Sante: it is certainly most impressive. I will bear your organization in mind when I next seek for Regulatory support.



Kind regards



Glenn
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0 #25 Margareth 2012-11-08 09:22
Dear Sante,
Great article,
Best regards,
Margareth
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0 #24 Anna Marini 2012-10-28 09:44
Scusa Sante se non ho espresso prima il mio pensiero sul tuo articolo. Mi è arrivato in un momento particolare e allora l'ho messo da parte con l'intenzione di leggerlo in seguito. E l'ho fatto con enorme ritardo.
Questo non toglie però che l'ho trovato molto bello, scritto bene e anche tutte le notizie che vi hai inserito in relazione agli affari regolatori, sono interessanti perché vissuti anche da me per moltissimi anni.
Spero di vederti presto così ti dirò a voce tutte le mie impressioni
Anna
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0 #23 L. Binetti 2012-10-28 09:23
Una bella storia da raccontare, e da scrivere. Ma vale davvero la pena in Italia assumere delle persone? L'assunziione corrisponde ad un matrimonio e il licenziamento ad un divorzio, con tutte le spese connesse, comprese quelle degli avvocati.
A volte si è anche costretti a vivere sotto lo stesso tetto con persone con le quali non si va affatto d'accordo, a riassumere persone che si è tentato di licenziare, a tenerle a lavoro senza sapere che cosa dar loro da fare..
Un dipendente può lasciare il lavoro quando vuole, incurante del disagio che può creare alla struttura che lo alimentato per anni, con un semplice preavviso e il datore di lavoro non può licenziare una persona neanche per giusta causa, neanche se il lavoro è realmente calato.
Fatte queste considerazioni, mi dica lei perché dovrei prendere sulle spalle l'onere di assumere personale, infilandomi così in un una serie di costrizioni legali che è ormai impossibile da sopportare.
Le mie idee me le tengo e anche i miei soldi e si prendano gli altri come lei il duro compito di aiutare lo stato nel dare lavoro al prossimo. Sono troppo egoista? Forse sì, ma lei deve comvenire che tra datori di lavoro e lavoratori c'è un forte squilibrio di responsabilità. Si cominci col riequilibrare questa situazione e poi se ne potrà parlare.
Noto che lei, nel lavoro di affari regolatori che credo che lei si sia inventato, almeno in Italia, mette molto interesse, molta energia forse dovuto ad una sorta di nevrosi che le è consona. Forse non ne può fare a meno. Una specie di malattia che lo spinge a fare e il lavoro che ha individuato lo assorbe completamente fino a diventare una cura che le dà benesse, forza, soddisfazione.
Se così stanno le cose, allora proceda nella sua strada. Ha trovato l'alibi che giustifica tutto quello che le potrà accadere.

Binetti
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0 #22 Corrado Piras 2012-10-27 18:43
So che lei ha una bellissima casa editrice, che pubblica dei bei libri di divulgazione scientifica che ho sempre apprezzato,
Per caso mi sono imbatturo in questo articolo e ho avuto l'impressione che trovandoci ora in un momento di crisi dell'editoria lei stia trasferendo la sua carica editortiale in questo per me nuovo settore degli affari regolatori.
Chissà... vedo che malgrado i tempi, lei sta ottenendo ottimi risultati, ma la prego di non abbandoanare la casa editrice. le cose potrebbero andare bene nel futuro
Tantissimi auguri
Corrado
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0 #21 G. Santoro 2012-10-27 18:24
Lei ha uno spiccato senso giornalistico e sa anche scrivere, cosa non moltpo frequente di questi tempi. Ha mai pensato di
intervistare i personaggi che contano, non nel settore degli affari regolatori, ma in quello dei medicinali in senso ampio per sapere cosa pensano del loro lavoro in questo periodo, dell'Italia e di tante altre cose? Credo che potrebbero venir fuori delle belle sorprese e lei si potrebbe anche divertire, cosa fondamentale in tutte le attività
Le sto dando un suggerimento.
santoro
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0 #20 Gabriele Cipressi 2012-10-27 17:15
Questo articolo mi è stato spedfito da un conoscente, che in questo momento sta assumendo molte persone. Anche lui lavora nel settore dei servizi, ma per qualcosa di diverso, non nel mondo degli affari regolatori per i medicinali.
Si può dire che i servizi vanno bene in questo momento? Che i giovani dovrebbero cercare lavoro in questo settore? Le aziende licenziano personale e danno a voi il lavoro che prima fecevano all'interno?
Chissù se è così?
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0 #19 Alessandro D. 2012-09-29 12:45
Gli articoli un po' lungi si leggono sempre quando abbiamo un po' più di tempo.
Ho letto il tuo in treno e mi è molto piaciuto. Non pensavo affatto che fosse così sviluppato il tuo lavoro.
Sentiamoci
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0 #18 Giuseppe G 2012-09-29 12:14
Mi è piaciuto. Sono anche rimasto sorpreso del piacevole modo di comunciare e naturalmente del contenuto. Il mondo degli affari regolatoi è decisamente complesso, ma tu hai saputo trasformare questo in una interessante attività.
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